martedì, 24 novembre 2009
author: maicasajusta @ 17:10
category: struscioni, swing da bassifondi, umido jazz
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Gelatina nei capelli, baffetti sbarazzini e tinte rigorosamente black & white con i Lungarni pisani sullo sfondo.
Un bozzetto in chiaroscuro, da artista di strada, talmente intenso da andare al di là della tecnica.
Pennellate che prendono vita, quella di tutti i giorni, così sghemba, fradicia, fatta di piccole semplici storie.
Ti ci può specchiare e scoprirci un'espressione precisa del viso, parte dal basso e risale.
Struscioni è il riassunto che i Gatti Mezzi fanno di questo calderone vitale.
Lo si può toccare.
Bisogna addirittura invocare il contatto.
Che si acceleri o freni l'importante è il contatto. L'olfatto.




Il tutto in un cilma di un equilibrio magico e precario, fra un ritmo brioso (Portami a ballare) e atmosfere fumose (Morandi, Sott'Arno stasera), stelle e abisso dosati con sagacia (strumentale), dando retta solo all'oscillare delle sensazioni del momento.
E' uno swing-jazz che fa le fusa, ruffiano, che si struscia caldo sulla pelle come un cardigan in una giornata di vento.
Qualche volte, giocherellone, estrae le unghie e arriccia il pelo.
Non graffia, non tira il guinzaglio, non agita la coda.
Al limite con un fischio dolce qua e là ci ridesta dal sogno.

martedì, 24 novembre 2009
author: maicasajusta @ 12:13
category: io sono il mio dj
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                                                                                    (© Peter Callesen)


I Had A Rapture Dream : My Skeleton Built An Empire! by Dj Tuccaniello

Tracklist

1. Felix Cartal - Skeleton
2. DatA - Rapture (Schizofonics Rmx)
3. Empire Of The Sun - Walking On A Dream (Kids At The Bar Rmx)

venerdì, 23 ottobre 2009
author: maicasajusta @ 16:51
category: rivoltella pop
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Frankspara è un personaggio che vien facile da immaginare con impermeabile e sigaretta fra le dita, dal taglio cinematografico, le movenze di un umido investigatore à la Sherlock Holmes.
Ma Frankspara, si intuisce dal nome, fa dell'ambiguità il suo vestito migliore.
Un Dexter della musica, se proprio si vuole.
Vive nella mente e nelle parole di Francesco Viani e fa del pessimismo l'unico miglioramento (Il miglioramento)
.
Dunque, sarcasmo a portata di lingua e sguardo acuto, vagamente dolente.



Da buon deus ex machina Viatri muove con ironia la sua creatura in un ambiente corrotto e corruttibile da cui emerge senza macchiarsi nè di moralismo nè dell'etichetta di buontempone.
Si esprime in maniera beffardamente ortodossa in linea con la musica, che è pop senza essere pop(olare), pur accostandosi alla tradizione alta del songwriting.
Il linguaggio (verbale e musicale) di Francesco "Frankspara" Viatri (e Pit D'Aleo alla batteria) resta ambivalente e questa è, in parte, anche la sua forza.
Melodia accattivante e critica sociale.
Suoni acidi e sorrisi sagaci.
"Soprattutto" è terreno ed aereo, dolce ed amaro.
E soprattutto va ascoltato con la schiena sull'erba e la curva del mondo a chiudere il cerchio delle nostre esistenze.
giovedì, 22 ottobre 2009

Mimes of Wine è Laura Loriga, artista cresciuta (musicalmente e non solo) fra i bistrot di Parigi e le coste occidentali dell'America, fra i tasti di un pianoforte che paiono essergli cuciti ai polpastrelli come bottoni ad una bambola.
Ed è proprio intorno a questo suo legame con lo strumento che gira "Apocalypse Sets In", lp d'esordio curato da Enzo Cimino dei Mariposa, altro progetto bolognese che non ha mai avuto le spettanti fortune.
Laura e il pianoforte, si diceva.
Un amore cortese ma anche sprezzante.
Voce e piano paiono in lotta.


                                                           (© Fabrizio Zampigni, 2009)

Si lanciano cocci di folk sconfinato, urla condite di jazz e poi fanno pace.
Saturano l'aria di sensazioni vibranti, fisiche, si è in attesa di un qualcosa di percepibile ma che non è ancora accaduto.
Se si potesse dargli un profumo sarebbe quello del legno bagnato di pioggia quando il sole rifà capolino dalla sua maschera di nubi grigie.
Inzuppati i fiati (Bolivar), sofferenti gli archi (Long Lifting Road), plasmabili le strutture, ricche di sfumature, di pieghe in cui rifugiarsi o nascondersi.
Poi, su tutti, la bocca di Laura che si apre a dar il benvenuto alla purezza del tormento.
Ti viene addosso, senti il colpo e solo dopo un attimo t'accorgi della ferita: un graffio da niente.
Sorridi e succhi il sangue dalle dita, che rosso ed amabile come un vino d'annata.
lunedì, 19 ottobre 2009
author: maicasajusta @ 19:40
category: malombra sonora
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Volersi bene come un figlio nasconde, almeno all'apparenza, recondite pulsioni freudiane.
C'è la legittimazione della persona in quanto essere proprio, c'è una sorta di auto-abbraccio tagliente.
Una stretta calda e via cordone ombelicale.
Il filo conduttore semmai resta nel cognome, in quello di Sean Lennon, che ne è stato scopritore/promotore, e nella musica, così amniotica da avvolgerti a mo' di grembo materno.
Gli Joujoux D'Antan sono gli Joujoux D'Antan anche per questo.
Perchè restano in bilico sulla linea d'ombra e se guardano in basso lo fanno per specchiarsi nel vuoto che hanno sotto di loro.



E' un pozzo in cui attingere a piccole secchiate (o lavarsi le mani come recitano in Polline).
Equivale quasi a leggere Alice Nel Paese Delle Meraviglie al contrario : il Bianconiglio risale il cunicolo nel terreno e, in una catena d'eventi, si porta dietro tutto un mondo fatti di chimere e debolezze che fortificano.
Il falsetto di Marco Tonincelli pertanto appare come una bussola impazzita il cui ago tende ora negli abissi (cullanti in Una Gora, esecrabili in Patafione), ora a risalite improvvise e lente, ove aprire gli occhi e contemplare la sfera celeste nell'ora delle stelle (il singolo Plenilunio, che vede la collaborazione del già citato figlio di Lennon e Yoko Ono e Yuka Honda delle Cibo Matto al mellotron).
Quello del duo bresciano è un pop sbilenco e a tratti pomposo, dal taglio internazionale e il profumo italico.
Si sente la brezza che spira dal lago (di Garda) verso la costa : avvolge e sussurra qualcosa che è meglio tenersi dentro.
Dentro il pozzo, dentro l'armadio e in tasca.
O in un abbraccio che ti far star bene come un figlio, come gli Joujoux D'Antan quando esplorano i confini molli dell'anima.

venerdì, 16 ottobre 2009
author: maicasajusta @ 19:16
category: technicolor-tronica
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Una polaroid virata seppia nel taschino.
Ray-ban con montatura classica sulle orecchie.
L'aria primaverile che sfiora i capelli, sposta sulla fronte un ciuffo ribelle.
L'aria calda che entra dal tettuccio aperto di un auto in corsa.
La radio passa da una frequenza all'altra, da una chitarra inzuppata di folk ad un asciutto beat electro-hop.
Sonorità che s'intrecciano senza disturbare.
Come una nuvola in cielo che si schiude in pioggia e che diluisce i colori, li appiana sull'asfalto leggermente crepato.




Bibio è uscito di casa, così, all'improvviso.
Ha afferrato le chiavi della sua Bettle Cabriolet e ha messo in moto.
A tratti sembra adatto ad inscenare un film di Linklater in rotoscope.
Più che un viaggio con una meta, il suo è un esplorare.

Rilassato ma a piccoli strappi.
Lo stesso movimento del piede sull'acceleratore riflette questo stato d'animo.
Un colpo di swing accarezzato e un ritmo da dancefloor.
Una suite lo-fi e un funky o uno psych-pop.
Su e giù. Curva a destra e rettilineo. Poi stop!
E' giunta l'ora di svegliarsi.

giovedì, 15 ottobre 2009
author: maicasajusta @ 21:32
category: canzoni da spiagge deturpate, post mortem-rock
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I Massimo Volume e Roma, città aperta ma che si scopre tremendamente chiusa, chiusa come una foce del Bosforo piena di detriti, un corpo che galleggia mentre un altro resta a terra, nella polvere dell'Idroscalo di Ostia.
Un corpo che sa pur essendo morto, pur non avendo(ne) le prove.
Si dice che una testa mozzata continui ad avere un pensiero cosciente per un paio di minuti.



Il ricordo, invece, sopravvive, sigillato in una lettera che oltrepassa il fronte, la Linea Gotica (a cui Ferretti fa riferimento), passando da idea ad idea, per una poesia impressa col sangue nella carta, per canto caduto in esilio, sfidando il rigido cerchio della vita.
Un ricordo espresso nei versi evocativi di Gianmarco Mercati, nella denuncia socio-politica, nel silenzio decandente che non ti fa dormire.
Ti spiazza, ti fa tremare, ti blocca.
Poi giunge la corrente, il corpo lotta contro la resistenza della foce e qualcosa va oltre, verso il mare, verso un'altra sponda libera in cui naufragare.

martedì, 13 ottobre 2009
author: maicasajusta @ 18:55
category: rock viscerale, songwriting amaro e livoroso
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La carne.
Un nugolo nerboruto di sensazioni che fascia le ossa tese di Valentina.
A toccarla pare vibrare, ora con suoni grevi (Benedetto Davvero o la fulminea La Buonanotte In Francese), ora con trasporti leggeri, abbandoni onirici o colmi di sudore (I girasoli, Io non sono forte).



La carne. La sua carne.
Quei <<muscoli in attesa di qualcosa che assomigli almeno lontanamente alla resa>>, incapaci come sono di sbrigliare un tradimento acerbo che le blocca la gola. 
Non c'è più tempo per i ripensamenti, per ritrattare le menzogne, che filanti mitigano l'urlo liberatorio dell'amore, coprono la speranza di un ritorno.
Un treno parte e lei è una figura in lontananza, due spalle di seta, un nome di fantasma.
sabato, 10 ottobre 2009
author: maicasajusta @ 03:22
category:
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<< [...] mo che ddico se ci arrivo a dimane
guardannome ll’uocchie tuccannome ‘e mmane
chi ha dormuto scetato se trova
e parla sempre cu a stessa parola[...]>>